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DEIXIS AM PHANTASMA

A Bühler, quello che per la prima volta ha parlato di deissi e origines nei termini più simili a noi, si deve la paternità del nome Deixis am phantasma.
Per Bühler, quando lo Zeigfeld, il campo indicale, corrisponde al campo percettivo, abbiamo una demonstratio ad oculos, quella che chiameremmo semplicemente deissi, quando invece il campo indicale è evocato dalla fantasia o rievocato dal ricordo, quando immaginiamo che ci sia uno spazio caratterizzato da determinate dimensioni, occupato da determinati oggetti, e stabiliamo di essere l'origo di quello spazio, allora ricorriamo alla deissi fantasmatica.
Bühler individuava due tipi di questa deissi: lo spostamento del soggetto, tipico della narrazione e dei film (e dei videogiochi, anche se lui non ne ha ovviamente mai parlato), e lo spostamento di un oggetto, tipico della rappresentazione teatrale, in cui si finge che vi siano oggetti che non sono concretamente presenti.
Nel primo, ci si figura in uno spazio che non è, nel secondo si introduce un oggetto ideale nello spazio reale (immagino di avere fra le mani un lanciafiamme e di accorciare la coda alla cassa del supermercato in modo rozzo).
La deissi fantasmatica del primo tipo è quella che ci interessa di più.
Ecco alcune considerazioni (per approfondimenti si rimanda all'articolo di M.Mazzoleni Locativi deittici, Deixis am Phantasma, sistemi di orientamento pubblicato su lingua e Stile 2, 1985):

  • l'esempio più azzeccato di collocazione in uno spazio indicale diverso da quello concreto - e in genere l'unico esempio che viene fornito - sono le indicazioni stradali e le guide turistiche su carta: a destra potete vedere il Gange in piena... e ...di fronte a voi, a sinistra dell'abside, potrete notare la pala del Giorgione... e si pensi anche alle guide visuali.
  • Anche alcuni manuali "danno del tu" ai propri interlocutori, probabilmente più per non perdere tempo con le complicate circonlocuzioni cui costringono gli allocutivi di cortesia che altro.
  • Un altro interessante esempio di deittici scritti lo forniscono i Librogame, pubblicati in Italia dalla E.Elle.
  • Tuttavia la narrativa deve molto alla deissi per un buon effetto di immedesimazione: è già stato citato ad esempio il fenomeno del presente storico (nella pagina secondaria sugli usi non deittici dei tempi), ma non è certo il solo.
  • I deittici sono usati in altre occasioni.
    Nel discorso diretto i deittici operano una simulazione di realtà, e sono piuttosto frequenti.
    Nel discorso riportato e nello stile indiretto libero, i deittici svolgono la stessa funzione ma mentre nel primo caso l'origine del riferimento deve sottoporsi a tutti gli slittamenti del caso, con un gioco di cornici per cui nella situazione narrativa A un personaggio X riporta quanto un personaggio Y ha enunciato in una situazione B, nel secondo caso, quello dello stile indiretto libero (nelle varie forme di percezione, pensiero e discorso), la plurivocità autore-personaggio comporta una commistione di indicali di particolarissima natura (tipicamente avverbi temporali al presente e tempi verbali al passato).
    Nella narrazione in senso stretto, invece, il raro ricorso ai deittici è in funzione di precise strategie retoriche; di solito lo si trova nelle narrazioni in prima persona, ma poiché anche l'io narrante tipicamente racconta al passato alcuni deittici, come qui, sono meno frequenti di altri, come .
  • La deissi personale, tuttavia, è usata anche nelle narrazioni alla terza persona, ed ha lo scopo di creare una forma di complicità tra scrittore e lettore.


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