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DEISSI PERSONALE

una tavola di A. Pazienza La deissi personale grammaticalizza i ruoli nell'interazione, e si manifesta primariamente nei pronomi personali e possessivi e negli aggettivi possessivi alle prime e seconde persone.

In altri termini, i deittici (non solo quelli personali!) hanno di volta in volta il significato che il contesto richiede, come nella tavola qui a fianco nella quale il partigiano Pert sfrutta il fatto che la seconda persona non ha un referente fisso per "creare" la squadra del partigiano Paz.

Come già detto altrove, esistono casi in cui io, tu, noi, voi e le forme di complemento me, mi, te, ti, ci e vi sono usati non deitticamente, ma in quei rari casi non sono più dei pronomi (l'io freudiano è un nome).

I pronomi di terza persona non sono, invece, considerati inerentemente deittici, perché la loro interpretazione non è necessariamente condizionata dalla conoscenza delle coordinate spazio-temporali.
Se ti è chiaro il concetto sui pronomi personali, penso che non avrai problemi neppure con i possessivi (pronomi ed aggettivi): il possesso indica un possessore e se il possessore è il parlante o il suo ascoltatore allora c'è deissi. Ma se hai domande o commenti da fare sulla questione puoi farli in fondo a questa pagina.

Alcuni linguisti, come C.Fillmore, usano classificare un quarto tipo di deissi, la deissi sociale, il cui ambito è quello degli allocutivi: in lingue nelle quali il riferimento ai propri interlocutori è più complesso della semplice opposizione tu versus lei.
In questa sede, tuttavia, si preferisce ascrivere la deissi sociale all'ambito della deissi personale, la quale, esplicitando i ruoli reciproci nell'interazione, può per definizione includere informazioni relative allo status dei partecipanti.

Infine, un riferimento al parlante è chiaramente contemplato anche nella coniugazione verbale: se dico se dico... non posso che essere io il parlante. (Anche in questo caso si dovrà parlare di fenomeni inerentemente deittici?).
Che differenza c'è da questo punto di vista tra le lingue che come l'italiano possono omettere il pronome (che in linguistica vengono definite pro-drop perché lasciano cadere, to drop in inglese, il pronome) e le lingue che come l'inglese o il tedesco devono sempre esprimere il pronome? Sono meno o più deittiche? Il pronome ha sempre valore deittico? Che cosa ne pensi?


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Ci sono 3 commenti su questo argomento.

1· deissi personale al citofono
lasciato il 02/01/2004 @ 19:20
da: adri@dmin
pensavo, l'altro giorno, agli scambi al citofono.

alla domanda: "chi è?" è sottintesa innanzitutto la relativa ("che suona"), e poi si può rispondere, ad esempio:

"chi è chi?"


(in fondo, se neanche il nostro interlocutore ricorre ad un centro deittico, perché dovremmo farlo noi? Forse solo perché altrimenti non aprirebbe...)
2· a proposito di deissi personale...
lasciato il 25/02/2006 @ 10:54
da: rosaria
Perché hai costruito QUESTO sito? Come ti è venuto in mente?

La deissi non è che proprio mi appassioni tanto...me ne occupo solo per ragioni di lavoro.E tu?I deittici sono forse stati argomento della tua tesi?Comunque sia, complimenti!

Un suggerimento (posso?): ampliare la sezione di linguistica contrastiva inserendo esemplificazioni in altre lingue e arricchire gli spazi operativi destinati al lettore/fruitore. Ciao!
3· perche\' questo sito
lasciato il 28/02/2006 @ 10:20
da: adri@dmin
Il sito è la parte pratica della mia ricerca di dottorato. Il tema l'ho scelto perché la deissi è un argomento interessante non solo sul piano linguistico ma anche su quello cognitivo, e la sua trattazione pone ancora alcuni problemi in termini di definizione e di collocazione rispetto alla grammatica.
ma... tu ti occupi di deissi "per lavoro"? e che lavoro fa uno che si occupa di deissi? perché non mi mandi un'e-mail (all.adr@e-allora.net), così non usiamo lo spazio del sito per affari che non lo riguardano?
ciao e grazie del tuo commento!

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